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Una visita al Parco di Gombe non poteva mancare!

Una visita al Parco di Gombe non poteva mancare!
9 novembre 2017 Redazione

Ebbene si, siamo riuscite a ritagliarci una giornata per correre al Parco di Gombe ed andare a conoscere i discendenti di quegli scimpanzé che Jane Goodall studiò e conobbe per anni, facendo osservazioni rivoluzionarie che sconvolsero la comunità scientifica.

Già la sera prima sentiamo l’emozione, andiamo a letto irrequiete e la mattina siamo tutte sveglie prima dell’alba, pronte per andare al porto di Kibirizi, un paio di chilometri da Sanganigwa, dove ci attende la barca che ci porterà a Gombe!

Ed il sogno comincia già durante il viaggio di ben due ore sul lago Tanganika verso nord: superiamo barche di pescatori che tornano dalla nottata di pesca e che ci mostrano i pesci frutto del loro lavoro, vediamo alternarsi sulla riva del fiume gruppi di case, costruite di terra e paglia, qualche tetto in lamiera, i cui abitanti sono dipendenti, per quanto riguarda i loro spostamenti, dalle poche barche a disposizione. E il tempo passa…

A un certo punto, il cartello che segnala l’inizio del territorio del Parco: e qui cominciamo a capire! Perché improvvisamente sentiamo il frinire delle cicale e vediamo la vegetazione che diventa folta, rigogliosa, colorata. Si, fino a qui la mano dell’uomo ha intaccato pesantemente la natura, ma nel Parco questa è preservata e può mostrare le bellezze tipiche della foresta pluviale. Le foreste sono una risorsa per tutta l’umanità, la vita e la biodiversità che le popolano un bene prezioso.

Ed ecco che l’ambiente si popola di animali: un airone, un avvoltoio, un’aquila pescatrice, un albero lontano su cui corrono delle scimmie, e poi… un gruppo di babbuini sulla spiaggia impegnato nelle proprie faccende. Rimaniamo incantate, ma non sono loro che siamo venute a cercare!

E la barca va, portandoci all’ingresso del Parco, dove ci accoglie la nostra guida. Subito la domanda che è nella testa di tutti noi: “Dove sono gli scimpanzè? Riusciremo a incontrarli?”. E la risposta ci lascia un po’ interdetti: “sono alti… a circa 1200 metri…”. Perchè a Gombe vivono tre comunità di scimpanzé, ma solo una è abituata all’uomo e si lascia avvicinare. Ed in questo periodo di piogge, e quindi di abbondanza di cibo, le comunità si disseminano all’interno del territorio montagnoso del Parco. Ma non ci perdiamo d’animo, abbiamo davanti a noi 400-500 metri di dislivello e cominciamo a salire sulla montagna.

E’ l’occasione per camminare nella foresta: subito sentiamo il sapore e l’odore dell’umidità intorno a noi. E salendo incontriamo coloratissimi fiori e, sul sentiero, una moltitudine di scarabei stercorari intenti al loro lavoro. Ma di scimpanzè neanche l’ombra: non un grido, non un albero in movimento… Li troveremo? La nostra guida risponde “più in alto…” e continuiamo a camminare.

All’improvviso, finalmente, cominciamo a sentire un gran frastuono, i famosi pant hoots: ci siamo! Ed ecco che un maschio adulto correndo ci taglia la strada, e poi altri lo rincorrono. Rimaniamo impietrite, meravigliate, letteralmente senza parole: il primo incontro non ce lo aspettavamo così vicino. E poi tiriamo fuori le macchine fotografiche per cercare di fermare il momento!

Ma se i maschi corrono via, poi arrivano con calma le femmine con i piccoli: tanti, grandicelli di 2-3 anni e piccolini aggrappati alle madri! I grandicelli giocano tra loro, su e giù per gli arbusti del sottobosco, sotto l’occhio delle madri che li osservano a non più di 2-3 metri di distanza da noi. Siamo incantate: il desiderio è di rimanere li per sempre a osservarli, a curiosare nelle loro abitudini, nei loro modi di fare! Una madre vicino a noi spulcia il suo piccolino attaccato alla pancia, finché non gli si avvicina suo fratello. Allora… un po’ di pulizie anche per il maggiore che, tranquillo, rimane qualche minuto presso la madre. A compito terminato, la madre, sempre con il piccolo addosso, si alza e si allontana lentamente, poi si gira indietro: il figlio più grande non la segue, temporeggia. Qualche secondo di attesa e la famiglia si allontana sul sentiero.

Giriamo lo sguardo alla ricerca di qualche altro individuo ma la guida ci risveglia: i tuoni si avvicinano, sta per arrivare un  temporale, dobbiamo scendere altrimenti il sentiero diventa troppo scivoloso per noi bipedi! Peccato, è l’ora di andar via. Ci allontaniamo in silenzio, ognuno di noi nei suoi pensieri, e… arriviamo all’ingresso del Parco felici e bagnate fradice!

Arrivederci, Gombe, alla prossima!