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No agli scimpanzé nell’industria dello spettacolo, intrattenimento, pubblicità

No agli scimpanzé nell’industria dello spettacolo, intrattenimento, pubblicità
3 Luglio 2017 Redazione

Ogni volta che una persona vede uno scimpanzé addestrato a mimare il comportamento umano si genera la falsa impressione che gli scimpanzé siano felici a recitare, e si perpetua la crudele, inumana e spregiudicata abitudine dell’abuso delle antropomorfe in cattività.
Possiamo fare di meglio!
Chi come noi è a conoscenza di queste crudeltà non può rimanere a guardare!

L’abbiamo sostenuto tante volte e lo continueremo a sostenere, ricordando la chiara e netta posizione di Jane Goodall riguardo l’uso di scimpanzé e animali selvatici nell’industria dello spettacolo, dell’intrattenimento e della pubblicità, espressa di seguito.

Sappiamo con assoluta certezza che le grandi scimmie antropomorfe condividono molte delle nostre caratteristiche biologiche, psicologiche, sociali ed emozionali. Diverse persone e organizzazioni negli ultimi decenni hanno cambiato le loro politiche in merito per favorire la protezione delle grandi scimmie. Ciononostante dobbiamo fare di più. Di seguito alcune ragioni del perché:

Cosa succede quando uno scimpanzé viene utilizzato come attore?

Gli scimpanzé vengono letteralmente strappati alle loro madri da piccolissimi, proprio in quel periodo della vita in cui, come nei bambini, si formano molti dei comportamenti futuri.  In molte parti del mondo questi piccoli di scimpanzé sono acquisiti attraverso allevamenti in cattività irregolari e irresponsabili e/o derivano da catture illegali direttamente dal loro ambiente naturale. Questa prematura separazione del piccolo dalla madre induce un danno sociale e psicologico a lungo termine.

Per far recitare gli scimpanzé così come li vediamo utilizzati nello spettacolo, training e allevamento spesso implicano sofferenze fisiche e psicologiche, punizioni brutali, privazione di cibo e acqua, e altro ancora. Mentre nessuno nuocerà all’animale sul set durante la produzione di questi programmi o campagne pubblicitarie, la sua sofferenza sarà iniziata ben presto già nella terza settimana di vita per proseguire nel corso del training quando nessun osservatore nei paraggi può testimoniarne l’abuso. Ho parlato con persone che sono state testimoni di questo lavoro e descrivono urla di terrore periodiche della durata di circa 30 minuti.

Cosa succede poi quando lo scimpanzé è adulto?

Purtroppo tutte le sofferenze inflitte sono funzionali all’utilizzo dell’individuo per un periodo di tempo relativamente breve perché per lo più gli scimpanzé sono maneggiabili come attori fino all’adolescenza, circa attorno agli 8 anni. Sin da piccoli e nel corso dell’adolescenza è molto comune far indossare agli scimpanzé destinati all’intrattenimento, sotto i loro costumi di scena, collari elettrificati controllati a distanza.

Più lo scimpanzé cresce più diventa difficile la sua gestione in quanto in età adulta raggiunge una forza pari a quattro volte quella di un uomo. Se continua a lavorare per lo spettacolo e l’intrattenimento solitamente viene privato dei denti il che non implica, tuttavia, che sia meno pericoloso.

Con un’aspettativa di vita che si aggira attorno ai sessant’anni, la maggior parte degli scimpanzé utilizzati nell’industria dello spettacolo dopo aver sofferto le pene in giovane età a causa dell’addestramento vivrà il resto della vita in cattività e in isolamento.

Come i bambini anche le giovani antropomorfe imparano osservando e imitando i comportamenti della madre e degli adulti. Imparano grazie al contesto sociale. Gli individui che non hanno avuto modo di crescere all’interno di un gruppo normale non solo non potranno imparare il repertorio comportamentale tipico della specie ma svilupperanno anomalie comportamentali. In questi casi gli scimpanzé difficilmente sono accettati da zoo accreditati e tendono a non integrarsi in gruppi preesistenti. Così, a meno di non essere accolti in un santuario che si occupa di scimpanzé vittime di abuso, vivranno il resto della loro esistenza in qualche struttura di scarsa professionalità, saranno usati come animali da compagnia o uccisi per eutanasia.

Quando si vede uno scimpanzé ridere in televisione significa che è contento?

L’utilizzo degli scimpanzé per spot pubblicitari contrasta totalmente con la vita e le abitudini normali di questi animali e crea negli esseri umani una percezione completamente sbagliata di queste incredibili creature. Ogni volta che una persona vede uno scimpanzé emulare la nostra mimica facciale in spot e altre forme d’intrattenimento si crea la falsa nozione che lo scimpanzé sia contento di fare ciò.

Nella realtà dei fatti molti dei loro comportamenti, inclusa quella espressione di apparente sorriso che vediamo sul loro volto, sono reazioni associate a stress e sottintendono paura, non contentezza. Gli spettatori, inoltre, non immaginano che gli scimpanzé siano in pericolo vedendoli disponibili ad essere usati come attori.

Visto che gli scimpanzé e gli oranghi utilizzati come attori sono individui giovani lo spettatore ha l’impressione che siano piccoli, graziosi e desiderosi di coccole, e non può rendersi conto dell’imponenza di un animale pienamente cresciuto. Ed è tale irrealistico ritratto a perpetuare la continua domanda e offerta di giovani scimpanzé come “animali da compagnia”.

L’utilizzo degli scimpanzé nell’intrattenimento induce la falsa informazione che gli scimpanzé invece di essere animali imponenti, ognuno con un proprio ruolo all’interno della comunità, siano esseri ridicoli, caricatura degli esseri umani, perfetti per farsi due risate.

Ogni volta che una persona vede uno scimpanzé addestrato a mimare il comportamento umano si genera la falsa impressione che gli scimpanzé siano felici a recitare. Si perpetua, inoltre, la crudele, inumana e spregiudicata abitudine dell’abuso delle antropomorfe in cattività. Possiamo fare di meglio! Chi come noi è a conoscenza di queste crudeltà non può rimanere a guardare!

Come tale utilizzo si riflette sulle popolazioni naturali?

Molte persone non sono al corrente del rischio di estinzione a cui vanno incontro le grandi scimmie antropomorfe (gorilla, scimpanzé, oranghi e bonobo). La popolazione umana è in continua crescita mentre, al contrario, quella di questi stupendi animali è in continua diminuzione. Se da un lato è vero che, ad esempio, gli scimpanzé usati nei circhi del nord America provengono da allevamenti in cattività, dall’altro gli scimpanzé usati nei paesi in cui non è stata ratificata o non è rispettata la convenzione CITES (la Convenzione di Washington sul Commercio Internazionale delle Specie di Fauna e Flora Selvatiche Minacciate di Estinzione) sono ancora vittima di bracconaggio. E così purtroppo molte realtà dell’industria dell’intrattenimento utilizzano scimpanzé che sono ancora prelevati in natura, anche circhi europei o spettacoli di periferia possono avere scimpanzé o oranghi provenienti direttamente dal loro habitat.

Negli ultimi anni c’è stato un rinnovato violento attacco alla popolazione selvatica di questi animali, le madri vengono uccise per vendere i piccoli per l’intrattenimento o come animali da compagnia, spesso spediti in Medio Oriente e Cina. Più le persone vedono gli scimpanzé e le grandi scimmie raffigurate come esseri da compagnia simili all’uomo più cresce il traffico illegale di questi commerci. Vedere così tante scimmie antropomorfe utilizzate per l’intrattenimento induce a credere che in natura ve ne siano tanti! Ma noi sappiamo che questo non è vero, la loro popolazione diminuisce in modo impressionante col crescere della distruzione del loro habitat forestale in Africa, della caccia come selvaggina e, come già detto, della vendita dei piccoli per l’intrattenimento. Il mercato per la caccia e la cattura dei piccoli di scimpanzé e di altre antropomorfe è alimentato dalla domanda internazionale: sono i commercianti in maggior difetto e il mercato si fermerà quando si fermerà la domanda.

Ci sono alternative all’uso di scimpanzé in tale industria?

Molte compagnie hanno usato recentemente immagini generate da computer perché garantiscono maggiore controllo della storia e del soggetto che vogliono creare senza preoccuparsi della cura e del sostentamento di questi animali sul set della loro produzione. Gli esempi nell’utilizzo di questa nuova tecnologia sono numerosissimi, cito solo “La leggenda di Tarzan” della Disney (2016) o l’ultimo episodio del “Il pianeta delle scimmie” prodotto da Matt Reeves. La facile disponibilità di questa tecnologia rende particolarmente irresponsabile perdurare nell’uso di scimpanzé e di altri animali selvatici per l’intrattenimento e la pubblicità.

Molti degli argomenti trattati si possono estendere anche all’utilizzo di altre specie selvatiche quali leoni, tigri, elefanti e orsi. Considerando, in particolare, le nuove applicazioni dell’animatronica e di altre tecnologie computerizzate non è giustificabile forzare queste incredibili creature a soffrire per il nostro divertimento o per denaro.  Spero vivamente che le aziende che continuano a fare uso di animali si uniscano al crescente numero di imprese che rifiutano di autorizzare o partecipare allo spregevole abuso di queste creature soggette al nostro sfruttamento esattamente perché sono così simili a noi.

Autore: Jane Goodall, PhD, DBE - Founder The Jane Goodall Institute, UN Messenger of Peace