Dare voce a chi non può difendersi è una responsabilità etica e culturale che riguarda l’intera società. È questo il messaggio che attraversa il rapporto “Mai più Green Hill – Verso un’Italia che vede la sofferenza”, realizzato da Legambiente in collaborazione con l’Ufficio nazionale Cites. Il report richiama con forza il pensiero di Jane Goodall, che ha dedicato la propria vita alla comprensione e alla tutela degli altri esseri viventi, ricordandoci che il rispetto verso gli animali rappresenta una misura della nostra stessa umanità.

A vent’anni dalle prime grandi battaglie contro i maltrattamenti animali Legambiente, insieme all’Ufficio nazionale Cites, rilancia l’allarme con il rapporto “Mai più Green Hill – Verso un’Italia che vede la sofferenza”, un’analisi approfondita che ripercorre due decenni di violenze sugli animali e individua le riforme ancora necessarie per garantire una tutela reale a chi non può difendersi. Il documento non è solo una ricostruzione storica e giuridica, ma un invito a cambiare paradigma culturale: riconoscere gli animali come esseri senzienti e assumersi la responsabilità di proteggerli, nel quotidiano come nelle scelte politiche e sociali.
Il rapporto si apre con il pensiero della primatologa Jane Goodall, simbolo mondiale della difesa degli animali e della biodiversità: «Il minimo che posso fare è dare una voce a tutti coloro che non hanno la capacità di parlare per difendersi. Dovremmo avere rispetto per gli animali, dato che il rispetto rende tutti noi esseri umani migliori». Una riflessione che sintetizza il cuore del lavoro: il rapporto tra esseri umani e animali non può più essere fondato su dominio e sfruttamento, ma su responsabilità, cura e convivenza.
Gli studi scientifici citati nel report confermano infatti che molte specie animali possiedono coscienza, emozioni e capacità relazionali complesse. Le dichiarazioni internazionali sulla coscienza animale evidenziano come ignorare la sofferenza degli animali rappresenti non solo un errore etico, ma anche scientifico.
Il rapporto sottolinea come il nostro comportamento nei confronti degli animali che vivono accanto a noi – cani, gatti e animali da compagnia – sia profondamente connesso a quello verso gli animali allevati e la fauna selvatica. Non si tratta di realtà separate, ma di un unico sistema di relazioni che coinvolge salute pubblica, ambiente e benessere sociale. È l’approccio One Health, che riconosce l’interconnessione tra salute animale, umana e ambientale, rappresenta oggi una delle chiavi per affrontare le sfide globali. La tutela degli animali non è dunque un tema marginale, ma un presupposto fondamentale per la qualità della vita delle comunità e per la salvaguardia degli ecosistemi.
Negli ultimi anni l’Italia ha compiuto passi avanti importanti, come il riconoscimento costituzionale della tutela degli animali e l’inasprimento delle norme penali contro i maltrattamenti. Tuttavia, il rapporto evidenzia come questi progressi siano ancora frenati da lacune legislative, difficoltà applicative e resistenze culturali.
I dati mostrano che i reati contro gli animali emergono raramente nei procedimenti giudiziari e spesso vengono considerati fatti marginali. A questo si aggiungono carenze strutturali, come la scarsità di personale veterinario pubblico e la mancanza di strutture adeguate per accogliere animali sequestrati.
Tra le proposte avanzate nel rapporto emerge la necessità di investire nell’educazione, soprattutto tra i giovani, promuovendo percorsi che sviluppino empatia e consapevolezza del valore della vita animale. Contrastare la violenza sugli animali significa infatti prevenire forme più ampie di violenza sociale, e costruire una società più giusta passa anche dalla capacità di riconoscere gli animali come soggetti di diritti e non come oggetti.
Il messaggio finale del report richiama ancora una volta l’insegnamento di Jane Goodall: il rispetto per gli animali è una misura della nostra umanità. Proteggerli significa proteggere l’equilibrio naturale e la qualità della nostra convivenza sul pianeta.



