All’Università Roma Tre si riaccende l’impegno per la sostenibilità con una nuova edizione, più ampia e inclusiva, del programma Roots and Shoots. Dopo il successo dello scorso anno, l’iniziativa coinvolge un numero crescente di corsisti tirocinanti e si apre a nuove classi di concorso, ampliando il dialogo tra discipline scientifiche, tecnologiche e creative.

Anche quest’anno il Programma Roots & Shoots torna all’Università Roma Tre, coinvolgendo i corsisti tirocinanti in un’edizione più ampia e inclusiva rispetto al passato.
Se lo scorso anno l’incontro era riservato ai futuri insegnanti di scienze (A050) e di matematica e scienze nella scuola media (A028), quest’anno si sono aggiunte nuove classi di concorso: laboratori di scienze elettriche ed elettroniche (B015), scienze elettriche (A040), tecnologie della comunicazione e dello spettacolo (A061). Il tutto in modalità blended, tra presenza e collegamento online.
Hanno partecipato anche tutte le insegnanti tutor che guidano il percorso di formazione dei tirocinanti: le professoresse Monica Gallarati, Teresa Celestino, Jessica Bianchi, Monica Bionducci, Elisabetta Caroti, Rossana Assogna, Ludovica Fabiani, Maria Petitto.
A guidare il seminario, la prof.ssa Mariada Muciaccia, coordinatrice del programma Roots and Shoots – Jane Goodall Italia, che ha subito catturato l’attenzione ripercorrendo la straordinaria storia di Jane Goodall, i suoi studi pionieristici sugli scimpanzé e le iniziative dell’Istituto Jane Goodall Italia. Dopo aver analizzato dati scientifici e il reale approccio alla sostenibilità nelle scuole, ha svelato il cuore del programma Roots and Shoots: metodologie e progetti concreti per trasformare l’aula in un laboratorio di cambiamento.
L’obiettivo? Dotare i futuri insegnanti di strumenti capaci di avviare, insieme ai propri studenti, progetti e azioni sostenibili a favore della comunità.
La conclusione? Una simulazione sul campo: prima i corsisti hanno vestito i panni degli studenti, progettando un’idea dal basso; poi, nei panni degli insegnanti, hanno riflettuto su metodologie e dinamiche di gruppo.
Un’esperienza che non si limita a parlare di sostenibilità, ma la fa respirare, progettare, vivere.



