{"id":32919,"date":"2025-06-03T11:18:11","date_gmt":"2025-06-03T09:18:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.janegoodall.it\/?page_id=32919"},"modified":"2025-07-07T15:53:13","modified_gmt":"2025-07-07T13:53:13","slug":"scimmie-antropomorfe-minori","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.janegoodall.it\/index.php\/scimmie-antropomorfe-minori\/","title":{"rendered":"Scimmie Antropomorfe Minori"},"content":{"rendered":"[spb_text_block animation=&#8221;none&#8221; animation_delay=&#8221;0&#8243; simplified_controls=&#8221;yes&#8221; custom_css_percentage=&#8221;no&#8221; padding_vertical=&#8221;0&#8243; padding_horizontal=&#8221;0&#8243; margin_vertical=&#8221;0&#8243; custom_css=&#8221;margin-top: 0px;margin-bottom: 0px;&#8221; border_size=&#8221;0&#8243; border_styling_global=&#8221;default&#8221; width=&#8221;1\/1&#8243; el_position=&#8221;first last&#8221;]\n<h3 style=\"text-align: center;\"><strong>COSA SONO I PRIMATI?<\/strong><\/h3>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-32969 size-full alignright\" src=\"https:\/\/www.janegoodall.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Primati_Sottordini-JGIITA.png\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.janegoodall.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Primati_Sottordini-JGIITA.png 500w, https:\/\/www.janegoodall.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Primati_Sottordini-JGIITA-300x180.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/>I Primati sono un ordine di mammiferi placentati a cui appartiene anche l\u2019uomo. I Primati, sono caratterizzati da mani prensili con cinque dita e unghie piatte; hanno visione a colori e stereoscopica. Moltissime specie, ma non tutte, sono arboricole.<\/p>\n<p>I Primati sono divisi in due sottordini: gli <strong>Strepsirrini<\/strong> e gli <strong>Aplorrini<\/strong>. Agli Strepsirrini, che come quasi tutti i mammiferi hanno la mucosa nasale estroflessa, appartengono i lemuri, i galagoni, e i lori. Agli Aplorrini, che hanno la mucosa nasale introflessa all\u2019interno delle narici, appartengono i tarsi e le scimmie, o Simiiformes.<\/p>\n[\/spb_text_block] [spb_text_block animation=&#8221;none&#8221; animation_delay=&#8221;0&#8243; simplified_controls=&#8221;yes&#8221; custom_css_percentage=&#8221;no&#8221; padding_vertical=&#8221;0&#8243; padding_horizontal=&#8221;0&#8243; margin_vertical=&#8221;0&#8243; custom_css=&#8221;margin-top: 0px;margin-bottom: 0px;&#8221; border_size=&#8221;0&#8243; border_styling_global=&#8221;default&#8221; width=&#8221;1\/1&#8243; el_position=&#8221;first last&#8221;]\n<h3><strong>SCIMMIA \u00c8 SINONIMO DI PRIMATE?<\/strong><\/h3>\n<p>Essere un Primate non significa essere una scimmia. Infatti le proscimmie (un gruppo in cui venivano inclusi lemuri, galagoni, lori e tarsi) erano tradizionalmente distinte dalle scimmie, su base morfologica ed ecologica. Tuttavia diversi studi filogenetici hanno indicato che i tarsi sono maggiormente imparentati con le scimmie che con le proscimmie.Le scimmie sono il sottogruppo pi\u00f9 numeroso di Primati e sono suddivise in <strong>Platirrine<\/strong> (scimmie dal naso piatto) e <strong>Catarrine<\/strong> (scimmie dal naso all\u2019ingi\u00f9).<\/p>\n[\/spb_text_block] [spb_blank_spacer height=&#8221;30px&#8221; width=&#8221;1\/6&#8243; el_position=&#8221;first&#8221;] [spb_image image=&#8221;32931&#8243; image_size=&#8221;full&#8221; frame=&#8221;borderframe&#8221; caption_pos=&#8221;below&#8221; remove_rounded=&#8221;yes&#8221; fullwidth=&#8221;no&#8221; overflow_mode=&#8221;none&#8221; link_target=&#8221;_self&#8221; lightbox=&#8221;no&#8221; intro_animation=&#8221;none&#8221; animation_delay=&#8221;200&#8243; width=&#8221;1\/3&#8243;]\n<p>Le <strong>Platirrine<\/strong> sono dette anche scimmie del Nuovo Mondo in quanto vivono in America centrale e meridionale. Gli uistit\u00ec, i tamarini, i cebi e le scimmie ragno sono alcune delle circa 180 specie di Platirrine.<\/p>\n[\/spb_image] [spb_image image=&#8221;32930&#8243; image_size=&#8221;full&#8221; frame=&#8221;borderframe&#8221; caption_pos=&#8221;below&#8221; remove_rounded=&#8221;yes&#8221; fullwidth=&#8221;no&#8221; overflow_mode=&#8221;none&#8221; link_target=&#8221;_self&#8221; lightbox=&#8221;no&#8221; intro_animation=&#8221;none&#8221; animation_delay=&#8221;200&#8243; width=&#8221;1\/3&#8243;]\n<p>Le <strong>Catarrine<\/strong> sono rappresentate dai Cercopitecidi (ad esempio, babbuini, macachi, mandrilli e colobi), detti anche scimmie del Vecchio Mondo in quanto vivono in Africa e in Asia, e dagli Ominoidi (ad esempio, gibboni, scimpanz\u00e8, oranghi e uomini).<\/p>\n[\/spb_image] [spb_blank_spacer height=&#8221;30px&#8221; width=&#8221;1\/6&#8243; el_position=&#8221;last&#8221;] [spb_text_block animation=&#8221;none&#8221; animation_delay=&#8221;0&#8243; simplified_controls=&#8221;yes&#8221; custom_css_percentage=&#8221;no&#8221; padding_vertical=&#8221;0&#8243; padding_horizontal=&#8221;0&#8243; margin_vertical=&#8221;0&#8243; custom_css=&#8221;margin-top: 0px;margin-bottom: 0px;&#8221; border_size=&#8221;0&#8243; border_styling_global=&#8221;default&#8221; width=&#8221;1\/1&#8243; el_position=&#8221;first last&#8221;]\n<h3><strong>LE SCIMMIE ANTROPOMORFE<\/strong><\/h3>\n<p>Gli Ominoidi sono scimmie prive di coda a cui appartengono i gibboni, gli oranghi, i gorilla, i bonobo, gli scimpanz\u00e8 e l\u2019uomo. In inglese gli oranghi, i gorilla, i bonobo e gli scimpanz\u00e8 vengono chiamati <em>apes<\/em> (scimmie antropomorfe) mentre i gibboni sono chiamati <em>lesser apes <\/em>(scimmie antropomorfe minori). Dato che il termine <em>lesser<\/em> appare vagamente dispregiativo, Jane Goodall ha proposto di usare l\u2019espressione <em>small<\/em> <em>apes<\/em>, che pi\u00f9 chiaramente si riferisce alle dimensioni ridotte e che non fa pensare ad una generica inferiorit\u00e0.<br \/>\n<strong><em>Riflessioni. Al giorno d\u2019oggi molti sostengono che l\u2019uso di una terminologia appropriata permette di costruire conoscenze che evitano malintesi. Ad esempio, il rispetto per chi \u00e8 portatore di handicap o appartenente ad altre etnie \u00e8 spesso mediato dall\u2019uso delle \u201cgiuste\u201d parole per indicare queste differenze.<\/em><\/strong><\/p>\n<h3><strong>I GIBBONI. DOVE VIVONO?<\/strong><\/h3>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-32945 size-medium\" src=\"https:\/\/www.janegoodall.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/area_gibboni_JGI-ITA-238x300.jpg\" alt=\"\" width=\"238\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.janegoodall.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/area_gibboni_JGI-ITA-238x300.jpg 238w, https:\/\/www.janegoodall.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/area_gibboni_JGI-ITA.jpg 521w\" sizes=\"auto, (max-width: 238px) 100vw, 238px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">I gibboni, o Hylobatidae, sono una famiglia di scimmie antropomorfe a cui appartengono 20 specie raggruppate nei quattro generi <em>Hoolock<\/em>, <em>Hylobate<\/em>s, <em>Nomascus<\/em> e <em>Symphalangus<\/em>. Comunemente, il <em>Sympahalangus<\/em> viene chiamato siamango mentre gli altri tre generi sono chiamati gibboni. Fino a 20 anni fa, <em>Hoolock<\/em> e <em>Nomascus<\/em> erano inclusi nel genere <em>Hylobates,<\/em> ma poi in base al numero di cromosomi sono stati suddivisi nei generi <em>Hoolock<\/em> (38 paia di cromosomi), <em>Nomascus<\/em> (52 paia di cromosomi) e <em>Hylobates<\/em> (44 paia di cromosomi).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong><em>Riflessioni. Le conoscenze scientifiche cambiano nel corso del tempo. In questo ambito esistono solo certezze \u201crelative\u201d che possono essere rivoluzionate da nuove scoperte. Ti vengono in mente degli esempi?<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">I gibboni vivono nelle foreste pluviali del Sud-Est asiatico (Vietnam, Laos, Cambogia, Tailandia, Malesia e Indonesia) ed i diversi generi sono distribuiti in aree differenti. Il disboscamento e la perdita di habitat costituiscono la principale minaccia per la sopravvivenza dei gibboni. In particolare, 14 specie sono in pericolo di estinzione e 5 sono in pericolo critico.<br \/>\nAl link <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=6cmKluvtqIs\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=6cmKluvtqIs<\/a> potrai vedere un interessante video che illustra la storia di un gibbone dalle mani bianche che vive da solo in un frammento di foresta a contatto diretto con la citt\u00e0 di Kuala Lumpur, in Malesia. Il video \u00e8 stato realizzato dall\u2019Universit\u00e0 <em>West England<\/em> di Bristol per sensibilizzare l\u2019opinione pubblica malese sulle tematiche di conservazione dei gibboni.<br \/>\nPurtroppo le ricerche effettuate in natura sui gibboni e sulla loro conservazione sono relativamente poche, molto meno di quelle sulle grandi scimmie antropomorfe.<\/p>\n<p>.<\/p>\n[\/spb_text_block] [spb_text_block animation=&#8221;none&#8221; animation_delay=&#8221;0&#8243; simplified_controls=&#8221;yes&#8221; custom_css_percentage=&#8221;no&#8221; padding_vertical=&#8221;0&#8243; padding_horizontal=&#8221;0&#8243; margin_vertical=&#8221;0&#8243; custom_css=&#8221;margin-top: 0px;margin-bottom: 0px;&#8221; border_size=&#8221;0&#8243; border_styling_global=&#8221;default&#8221; width=&#8221;1\/2&#8243; el_position=&#8221;first&#8221;]\n<p>Un interessante video illustra la storia di un gibbone dalle mani bianche che vive da solo in un frammento di foresta a contatto diretto con la citt\u00e0 di Kuala Lumpur, in Malesia. Il video \u00e8 stato realizzato dall\u2019Universit\u00e0 <em>West England<\/em> di Bristol per sensibilizzare l\u2019opinione pubblica malese sulle tematiche di conservazione dei gibboni.<\/p>\n<p>Purtroppo le ricerche effettuate in natura sui gibboni e sulla loro conservazione sono relativamente poche, molto meno di quelle sulle grandi scimmie antropomorfe.<\/p>\n[\/spb_text_block] [spb_text_block animation=&#8221;none&#8221; animation_delay=&#8221;0&#8243; simplified_controls=&#8221;yes&#8221; custom_css_percentage=&#8221;no&#8221; padding_vertical=&#8221;0&#8243; padding_horizontal=&#8221;0&#8243; margin_vertical=&#8221;0&#8243; custom_css=&#8221;margin-top: 0px;margin-bottom: 0px;&#8221; border_size=&#8221;0&#8243; border_styling_global=&#8221;default&#8221; width=&#8221;1\/2&#8243; el_position=&#8221;last&#8221;]\n<div class=\"videoyoutube\" style=\"text-align: center;\"><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/6cmKluvtqIs?rel=0&amp;loop=1\" width=\"420\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><br \/>\n<\/iframe><\/div>\n[\/spb_text_block] [spb_text_block animation=&#8221;none&#8221; animation_delay=&#8221;0&#8243; simplified_controls=&#8221;yes&#8221; custom_css_percentage=&#8221;no&#8221; padding_vertical=&#8221;0&#8243; padding_horizontal=&#8221;0&#8243; margin_vertical=&#8221;0&#8243; custom_css=&#8221;margin-top: 0px;margin-bottom: 0px;&#8221; border_size=&#8221;0&#8243; border_styling_global=&#8221;default&#8221; width=&#8221;1\/1&#8243; el_position=&#8221;first last&#8221;]\n<h3><strong>CARATTERISTICHE. CHE ASPETTO HANNO?<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: left;\">Come gli altri Ominoidi, i gibboni sono privi di coda. I gibboni sono primati di medie dimensioni (5-11 kg di peso). Le specie appartenenti al genere Hoolock sono le pi\u00f9 piccole (5-7 kg); il siamango, unica specie appartenente al genere Symphalangus, \u00e8 la pi\u00f9 grande (oltre 10 kg). Il colore del pelo varia da specie a specie. In generale maschi e femmine hanno dimensioni simili e, in alcuni casi, maschi e femmine della stessa specie presentano un dimorfismo sessuale nella colorazione del pelo (<em>Foto1a<\/em> &amp; <em>Foto2a<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">I gibboni utilizzano gli arti anteriori per spostarsi nelle chiome degli alberi. In questo tipo di locomozione, detta brachiazione, gli individui si reggono con un arto e lanciano in avanti il proprio corpo per afferrare con l\u2019altra mano il ramo successivo, come si vede nel video\u00a0al minuto 12:04. Dato che gli arti anteriori sono pi\u00f9 lunghi di quelli posteriori (<em>Foto 3a<\/em>), quando si spostano da ramo a ramo i gibboni possono fare \u201cpassi\u201d particolarmente lunghi. In queste specie anche le ossa delle dita della mano sono allungate (<em>Foto 3a<\/em>) e ci\u00f2 permette una buona presa anche su rami di grosse dimensioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Quando si muovono in foresta i gibboni sono veloci, eleganti e sicuri. Tuttavia, radiografie effettuate su esemplari selvatici hanno mostrato un certo numero di fratture consolidate; ci\u00f2 indica che questo tipo di locomozione richiede tempo per la sua messa a punto e che esistono una serie di rischi. I gibboni sono anche in grado di camminare in bilico su rami o a terra mantenendo una posizione bipede; in questo caso le lunghe braccia sembrano pi\u00f9 un intralcio che un aiuto.<\/p>\n[\/spb_text_block] [spb_image image=&#8221;32948&#8243; image_size=&#8221;full&#8221; frame=&#8221;borderframe&#8221; caption_pos=&#8221;hover&#8221; remove_rounded=&#8221;yes&#8221; fullwidth=&#8221;no&#8221; overflow_mode=&#8221;none&#8221; link_target=&#8221;_self&#8221; lightbox=&#8221;no&#8221; intro_animation=&#8221;none&#8221; animation_delay=&#8221;200&#8243; width=&#8221;1\/3&#8243; el_position=&#8221;first&#8221;][\/spb_image] [spb_image image=&#8221;32949&#8243; image_size=&#8221;full&#8221; frame=&#8221;borderframe&#8221; caption_pos=&#8221;hover&#8221; remove_rounded=&#8221;yes&#8221; fullwidth=&#8221;no&#8221; overflow_mode=&#8221;none&#8221; link_target=&#8221;_self&#8221; lightbox=&#8221;no&#8221; intro_animation=&#8221;none&#8221; animation_delay=&#8221;200&#8243; width=&#8221;1\/3&#8243;][\/spb_image] [spb_image image=&#8221;32950&#8243; image_size=&#8221;full&#8221; frame=&#8221;borderframe&#8221; caption_pos=&#8221;hover&#8221; remove_rounded=&#8221;yes&#8221; fullwidth=&#8221;no&#8221; overflow_mode=&#8221;none&#8221; link_target=&#8221;_self&#8221; lightbox=&#8221;no&#8221; intro_animation=&#8221;none&#8221; animation_delay=&#8221;200&#8243; width=&#8221;1\/3&#8243; el_position=&#8221;last&#8221;][\/spb_image] [spb_text_block animation=&#8221;none&#8221; animation_delay=&#8221;0&#8243; simplified_controls=&#8221;yes&#8221; custom_css_percentage=&#8221;no&#8221; padding_vertical=&#8221;0&#8243; padding_horizontal=&#8221;0&#8243; margin_vertical=&#8221;0&#8243; custom_css=&#8221;margin-top: 0px;margin-bottom: 0px;&#8221; border_size=&#8221;0&#8243; border_styling_global=&#8221;default&#8221; width=&#8221;1\/1&#8243; el_position=&#8221;first last&#8221;]\n<h3><strong>SOCIALITA\u2019 E RIPRODUZIONE<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: left;\">I gibboni trascorrono gran parte della loro giornata e la notte sugli alberi (<em>Foto 1b<\/em>). Dormono in posizione rannicchiata.<br \/>\nSono tendenzialmente monogami: un maschio ed una femmina per molti anni formano una coppia riproduttrice stabile che pu\u00f2 durare anche decenni. Tuttavia in natura nei gibboni dalle mani bianche sono stati osservati accoppiamenti extraconiugali. L\u2019unit\u00e0 sociale standard dei gibboni \u00e8 costituita da una coppia riproduttrice e un numero variabile di figli di diversa et\u00e0 (<em>Foto 2b<\/em>). In alcune specie, come nel gibbone di Hainan, sono stati osservati anche gruppi con pi\u00f9 maschi e pi\u00f9 femmine adulte. Ci\u00f2 pu\u00f2 dipendere dalle ristrette dimensioni dell\u2019areale in cui vive.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">I gibboni occupano e difendono un territorio in cui cercano di non fare entrare altri individui della stessa specie. In genere, all\u2019alba il maschio produce degli assoli, che hanno una durata che va da pochi minuti ad alcune ore (anche 4), per segnalare la sua presenza e indurre gli altri a stare lontani.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong><em>Riflessioni. La monogamia \u00e8 uno dei sistemi sociali in cui vivono i Primati. Quali sono gli altri? E cosa capita nella nostra specie?<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Il periodo di gestazione dura 6-7 mesi. Di solito, ogni 4-5 anni la femmina partorisce un solo piccolo che, a seconda della specie, pesa 400-550 g. In cattivit\u00e0 sono stati osservati parti gemellari. Il piccolo di gibbone viene allevato principalmente dalla madre (<em>Foto 3b<\/em>); in alcune specie, come il siamango, anche il padre contribuisce alla cura della prole.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">I giovani vivono nel nucleo familiare dove sono nati sino a quando non iniziano a ricevere comportamenti aggressivi da parte del genitore dello stesso sesso. Ci\u00f2 avviene quando i giovani si avvicinano all\u2019et\u00e0 adulta. Gli individui espulsi dal loro nucleo familiare possono trovare un partner oppure, come \u00e8 stato osservato nei gibboni dalle mani bianche, estromettere il maschio adulto di un altro nucleo familiare. In alcune popolazioni di questa specie le femmine si disperdono a distanze maggiori rispetto ai maschi.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">In natura i gibboni vivono 25-30 anni, mentre in cattivit\u00e0 35-50 anni. Nippy, un maschio di gibbone argenteo ospite dello Zoo di Wellington (Nuova Zelanda) \u00e8 morto a 60 anni!<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Riflessioni. Vi siete mai chiesti perch\u00e9 si vive pi\u00f9 a lungo in uno zoo piuttosto che in natura? Quali sono i fattori che allungano le aspettative di vita? Cosa \u00e8 capitato nella nostra specie?<\/p>\n[\/spb_text_block] [spb_image image=&#8221;32953&#8243; image_size=&#8221;full&#8221; frame=&#8221;borderframe&#8221; caption_pos=&#8221;hover&#8221; remove_rounded=&#8221;yes&#8221; fullwidth=&#8221;no&#8221; overflow_mode=&#8221;none&#8221; link_target=&#8221;_self&#8221; lightbox=&#8221;no&#8221; intro_animation=&#8221;none&#8221; animation_delay=&#8221;200&#8243; width=&#8221;1\/3&#8243; el_position=&#8221;first&#8221;][\/spb_image] [spb_image image=&#8221;32954&#8243; image_size=&#8221;full&#8221; frame=&#8221;borderframe&#8221; caption_pos=&#8221;hover&#8221; remove_rounded=&#8221;yes&#8221; fullwidth=&#8221;no&#8221; overflow_mode=&#8221;none&#8221; link_target=&#8221;_self&#8221; lightbox=&#8221;no&#8221; intro_animation=&#8221;none&#8221; animation_delay=&#8221;200&#8243; width=&#8221;1\/3&#8243;][\/spb_image] [spb_image image=&#8221;32955&#8243; image_size=&#8221;full&#8221; frame=&#8221;borderframe&#8221; caption_pos=&#8221;hover&#8221; remove_rounded=&#8221;yes&#8221; fullwidth=&#8221;no&#8221; overflow_mode=&#8221;none&#8221; link_target=&#8221;_self&#8221; lightbox=&#8221;no&#8221; intro_animation=&#8221;none&#8221; animation_delay=&#8221;200&#8243; width=&#8221;1\/3&#8243; el_position=&#8221;last&#8221;][\/spb_image] [spb_text_block animation=&#8221;none&#8221; animation_delay=&#8221;0&#8243; simplified_controls=&#8221;yes&#8221; custom_css_percentage=&#8221;no&#8221; padding_vertical=&#8221;0&#8243; padding_horizontal=&#8221;0&#8243; margin_vertical=&#8221;0&#8243; custom_css=&#8221;margin-top: 0px;margin-bottom: 0px;&#8221; border_size=&#8221;0&#8243; border_styling_global=&#8221;default&#8221; width=&#8221;1\/1&#8243; el_position=&#8221;first last&#8221;]\n<h3><strong>COMUNICAZIONE<\/strong><\/h3>\n<p>I gibboni sono noti per comunicare tra loro con vocalizzazioni molto potenti che possono essere udite anche a 1-2 km di distanza. Questi \u201ccanti\u201d possono essere assoli prodotti da un singolo individuo, oppure duetti prodotti da maschio e femmina che alternano le proprie vocalizzazioni. In alcune specie, come il gibbone argentato ed il gibbone di Kloss, i maschi non rispondono alle vocalizzazioni delle femmine e non ci sono duetti.<\/p>\n<p>I canti dei gibboni sono specie-specifici: ogni specie ha il suo repertorio che differisce da quelli prodotti dalle altre specie. Inoltre, i canti delle femmine differiscono da quelli dei maschi della stessa specie.<\/p>\n<p>In questi video realizzati da Peter Ong potete ascoltare le vocalizzazioni dei gibboni agili (Video 1) e dei gibboni dalle mani bianche (Video 2).<\/p>\n[\/spb_text_block] [spb_blank_spacer height=&#8221;30px&#8221; width=&#8221;1\/6&#8243; el_position=&#8221;first&#8221;] [spb_text_block animation=&#8221;none&#8221; animation_delay=&#8221;0&#8243; simplified_controls=&#8221;yes&#8221; custom_css_percentage=&#8221;no&#8221; padding_vertical=&#8221;0&#8243; padding_horizontal=&#8221;0&#8243; margin_vertical=&#8221;0&#8243; custom_css=&#8221;margin-top: 0px;margin-bottom: 0px;&#8221; border_size=&#8221;0&#8243; border_styling_global=&#8221;default&#8221; width=&#8221;1\/3&#8243;]\n<div class=\"videoyoutube\" style=\"text-align: center;\"><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/aU2CrYGnZDg?rel=0&amp;loop=1\" width=\"420\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><br \/>\n<\/iframe><\/div>\n[\/spb_text_block] [spb_text_block animation=&#8221;none&#8221; animation_delay=&#8221;0&#8243; simplified_controls=&#8221;yes&#8221; custom_css_percentage=&#8221;no&#8221; padding_vertical=&#8221;0&#8243; padding_horizontal=&#8221;0&#8243; margin_vertical=&#8221;0&#8243; custom_css=&#8221;margin-top: 0px;margin-bottom: 0px;&#8221; border_size=&#8221;0&#8243; border_styling_global=&#8221;default&#8221; width=&#8221;1\/3&#8243;]\n<div class=\"videoyoutube\" style=\"text-align: center;\"><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/eu7JuTRx4Wo?rel=0&amp;loop=1\" width=\"420\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><br \/>\n<\/iframe><\/div>\n[\/spb_text_block] [spb_blank_spacer height=&#8221;30px&#8221; width=&#8221;1\/6&#8243; el_position=&#8221;last&#8221;] [spb_text_block animation=&#8221;none&#8221; animation_delay=&#8221;0&#8243; simplified_controls=&#8221;yes&#8221; custom_css_percentage=&#8221;no&#8221; padding_vertical=&#8221;0&#8243; padding_horizontal=&#8221;0&#8243; margin_vertical=&#8221;0&#8243; custom_css=&#8221;margin-top: 0px;margin-bottom: 0px;&#8221; border_size=&#8221;0&#8243; border_styling_global=&#8221;default&#8221; width=&#8221;1\/1&#8243; el_position=&#8221;first last&#8221;]\n<p>I biologi si sono chiesti quale funzione svolgano le vocalizzazioni dei gibboni e hanno proposto tre ipotesi che non si escludono a vicenda. \u00c8 possibile che servano (i) a segnalare la loro presenza e che il pezzo di foresta in cui si trovano \u00e8 gi\u00e0 occupato; in questo caso il canto sarebbe una strategia per evitare confronti fisici potenzialmente letali; (ii) a segnalare che chi lo emette \u00e8 alla ricerca di un compagno o di una compagna; (iii) a rafforzare il legame di coppia esistente fra il maschio e la femmina.<\/p>\n<p><strong><em>Riflessioni. Ti vengono in mente possibili esperimenti per dimostrare la validit\u00e0 di queste differenti ipotesi?<\/em><\/strong><\/p>\n<h3><strong>DIETA<\/strong><\/h3>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-32958 size-medium\" src=\"https:\/\/www.janegoodall.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Peter-Ong-1c-300x279.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"279\" srcset=\"https:\/\/www.janegoodall.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Peter-Ong-1c-300x279.jpg 300w, https:\/\/www.janegoodall.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Peter-Ong-1c.jpg 531w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>I gibboni sono frugivori (<em>Foto1c<\/em>) ma si nutrono anche di foglie e germogli.Inoltre occasionalmente mangiano uova di uccelli, insetti e piccole lucertole. Il consumo di frutta differisce nelle varie stagioni e riflette la disponibilit\u00e0 di questa risorsa. Nei giardini zoologici, in particolare quelli del mondo occidentale, i gibboni hanno una dieta a base di verdure, foglie, e mangime pellettato. Il mangime pellettato contiene tutto ci\u00f2 di cui hanno bisogno, tranne la variet\u00e0! Che non si somministri frutta \u00e8 dovuto al fatto che quella da noi disponibile in commercio \u00e8 troppo ricca di zuccheri naturali rispetto a quella che i gibboni mangiano in natura. Pensate ad esempio alla differenza che esiste fra una piccola mela selvatica che allappa e che non \u00e8 affatto dolce (piena di fibre, semi e con poca polpa) e una delle mele in commercio. Se non si utilizzasse questa strategia i gibboni dei giardini zoologici consumerebbero troppi zuccheri e ci\u00f2 danneggerebbe la loro salute.<\/p>\n<p><strong><em>Riflessioni. E voi che consumo fate di cibi dolci come bevande gassate, merendine, biscotti, ecc.. Lo sapete che l\u2019industria alimentare aggiunge intenzionalmente zuccheri agli alimenti per creare \u201cdipendenze\u201d? Anche il Ketchup, in cui intingete le vostre patatine, contiene zucchero aggiunto!<\/em><\/strong><\/p>\n[\/spb_text_block] [spb_text_block animation=&#8221;none&#8221; animation_delay=&#8221;0&#8243; simplified_controls=&#8221;yes&#8221; custom_css_percentage=&#8221;no&#8221; padding_vertical=&#8221;0&#8243; padding_horizontal=&#8221;0&#8243; margin_vertical=&#8221;0&#8243; custom_css=&#8221;margin-top: 0px;margin-bottom: 0px;&#8221; border_size=&#8221;0&#8243; border_styling_global=&#8221;default&#8221; width=&#8221;1\/1&#8243; el_position=&#8221;first last&#8221;]\n<h4><strong>I GIBBONI NEGLI ZOO ITALIANI<\/strong><\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei giardini zoologici italiani sono ospitate quattro specie di gibboni che descriviamo brevemente.<br \/>\nIl gibbone dalle mani bianche (<em>Hylobates lar<\/em>) deve il suo nome al colore del pelo delle mani e dei piedi che si differenzia da quello di tutto il resto del corpo (<em>Foto1d<\/em>). Infatti negli adulti, sia maschi sia femmine, il colore del pelo pu\u00f2 variare tra il nero, il marrone e il color crema. Inoltre tutti gli individui presentano un anello di peli bianchi intorno alla parte glabra del viso. Gli adulti possono arrivare a 7,5 kg di peso e a 60 cm di altezza. Questa specie \u00e8 distribuita in tutta la penisola malese, nel Myanmar, nel Laos e nell\u2019isola di Sumatra. E\u2019 la specie di gibbone pi\u00f9 comune nei giardini zoologici di tutto il mondo. Negli zoo Europei \u00e8 attivo un programma di riproduzione gestito dall\u2019EAZA (<a href=\"https:\/\/www.eaza.net\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Associazione Europea degli Zoo e degli Acquari<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Riflessioni. I giardini zoologici possono contribuire alla conservazione delle specie in pericolo? Cosa devono fare per essere utili a questo scopo?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il siamango (<em>Symphalangus syndactylus<\/em>) \u00e8 l\u2019unico rappresentante del suo genere. \u00c8 la specie di gibbone di pi\u00f9 grandi dimensioni; gli adulti possono arrivare agli 11 kg di peso e ad un\u2019altezza di 75-89 cm. Il pelo \u00e8 completamente nero in entrambi i sessi. Questa specie si distingue da tutte le altre per due caratteristiche: un breve ciuffo di pelo situato in fondo alla schiena e una grande sacca a livello della gola che funge da cassa di risonanza durante il canto (<em>Foto2d<\/em>). Il siamango vive nella penisola della Malesia e nell\u2019isola di Sumatra, dove sono presenti anche alcune specie di Hylobates. Tuttavia la competizione per il consumo di risorse \u00e8 ridotta dato che il siamango consuma una maggiore quantit\u00e0 di foglie rispetto alle altre specie. Anche i siamanghi che vivono negli zoo europei vengono gestiti attraverso un programma di riproduzione diretto dall\u2019EAZA.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il gibbone dalle guance dorate (<em>Nomascus gabriellae<\/em>) deve il suo nome comune al colore del pelo delle guance dei maschi, che si differenzia da quello del resto del corpo. Alla nascita i piccoli hanno un pelo giallastro\/arancione che diventa nero intorno ai sei mesi di et\u00e0 (<em>Foto3d<\/em>). Nei maschi il pelo \u00e8 nero per tutta la vita mentre nelle femmine al raggiungimento della maturit\u00e0 assume un colore grigiastro. Questa specie raggiunge i 6 kg di peso e i 60 cm di altezza. In natura il gibbone dalle guance dorate \u00e8 distribuito nel sud del Vietnam, in Laos e in Cambogia. L\u2019EAZA gestisce un programma di riproduzione anche per questa specie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il gibbone dal ciuffo (<em>Nomascus concolor<\/em>) prende il nome dal folto ciuffo di pelo situato sul capo dei maschi. Il pelo dei maschi \u00e8 totalmente nero mentre quello delle femmine \u00e8 giallastro ad eccezione di una corona nera sul capo. Questa specie raggiunge i 5 kg di peso e un\u2019altezza di 45-63 cm. In natura vive nella Cina sud-orientale e nel Laos settentrionale.<\/p>\n[\/spb_text_block] [spb_image image=&#8221;32962&#8243; image_size=&#8221;full&#8221; frame=&#8221;borderframe&#8221; caption_pos=&#8221;hover&#8221; remove_rounded=&#8221;yes&#8221; fullwidth=&#8221;no&#8221; overflow_mode=&#8221;none&#8221; link_target=&#8221;_self&#8221; lightbox=&#8221;no&#8221; intro_animation=&#8221;none&#8221; animation_delay=&#8221;200&#8243; width=&#8221;1\/3&#8243; el_position=&#8221;first&#8221;][\/spb_image] [spb_image image=&#8221;32963&#8243; image_size=&#8221;full&#8221; frame=&#8221;borderframe&#8221; caption_pos=&#8221;hover&#8221; remove_rounded=&#8221;yes&#8221; fullwidth=&#8221;no&#8221; overflow_mode=&#8221;none&#8221; link_target=&#8221;_self&#8221; lightbox=&#8221;no&#8221; intro_animation=&#8221;none&#8221; animation_delay=&#8221;200&#8243; width=&#8221;1\/3&#8243;][\/spb_image] [spb_image image=&#8221;32964&#8243; image_size=&#8221;full&#8221; frame=&#8221;borderframe&#8221; caption_pos=&#8221;hover&#8221; remove_rounded=&#8221;yes&#8221; fullwidth=&#8221;no&#8221; overflow_mode=&#8221;none&#8221; link_target=&#8221;_self&#8221; lightbox=&#8221;no&#8221; intro_animation=&#8221;none&#8221; animation_delay=&#8221;200&#8243; width=&#8221;1\/3&#8243; el_position=&#8221;last&#8221;][\/spb_image] [spb_text_block animation=&#8221;none&#8221; animation_delay=&#8221;0&#8243; simplified_controls=&#8221;yes&#8221; custom_css_percentage=&#8221;no&#8221; padding_vertical=&#8221;0&#8243; padding_horizontal=&#8221;0&#8243; margin_vertical=&#8221;0&#8243; custom_css=&#8221;margin-top: 0px;margin-bottom: 0px;&#8221; border_size=&#8221;0&#8243; border_styling_global=&#8221;default&#8221; width=&#8221;1\/1&#8243; el_position=&#8221;first last&#8221;]\n<h4><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-32751\" src=\"https:\/\/www.janegoodall.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/dp-world-logo-e1747411822574.png\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"96\" \/><\/h4>\n<hr \/>\n<h4>Si ringrazia il <a href=\"https:\/\/www.dpworld.com\/italy\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">DP World<\/a> per il sostegno alla realizzazione del progetto didattico sui Gibboni che vuole sottolineare quanto la vita di ogni singolo individuo in cattivit\u00e0 sia importante e deve essere rispettata.<\/h4>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n[\/spb_text_block] [spb_text_block animation=&#8221;none&#8221; animation_delay=&#8221;0&#8243; simplified_controls=&#8221;yes&#8221; custom_css_percentage=&#8221;no&#8221; padding_vertical=&#8221;0&#8243; padding_horizontal=&#8221;0&#8243; margin_vertical=&#8221;0&#8243; custom_css=&#8221;margin-top: 0px;margin-bottom: 0px;&#8221; border_size=&#8221;0&#8243; border_styling_global=&#8221;default&#8221; width=&#8221;1\/1&#8243; el_position=&#8221;first last&#8221;]\n<h4><strong>RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI E SITOGRAFICI (websites)<\/strong><\/h4>\n<ul>\n<li>Brockelman, W.Y:, &amp; Geissmann, T. 2020. <em>Hylobates lar<\/em>. The IUCN Red List of Threatened Species 2020: e.T10548A17967253.<\/li>\n<li>Brockelman, W. Y., Reichard, U., Treesucon, U., &amp; Raemaekers, J. J. (1998). Dispersal, pair formation and social structure in gibbons (<em>Hylobates lar<\/em>).<\/li>\n<li>Behavioral Ecology and Sociobiology, 42, 329-339.<\/li>\n<li>EAZA, 2025. <a href=\"https:\/\/www.eaza.net\/home\">https:\/\/www.eaza.net\/home<\/a><\/li>\n<li>Fleagle, J. G. (2013). Primate adaptation and evolution. Third Edition. Academic Press, Cambridge, MA.<\/li>\n<li>Fan, P., &amp; Bartlett, T. Q. (2017). Overlooked small apes need more attention. American Journal of Primatology, 79(6), e22658.<\/li>\n<li>Koda, H. (2016). Gibbon Songs: Understanding the Evolution and Development of This Unique Form of Vocal Communication. In: Reichard, U., Hirai, H., Barelli, C. (eds) Evolution of Gibbons and Siamang. Developments in Primatology: Progress and Prospects. Springer, New York, NY.<\/li>\n<li>Li, P., Garber, P. A., Bi, Y., Jin, K., Qi, X., &amp; Zhou, J. (2022). Diverse grouping and mating strategies in the Critically Endangered Hainan gibbon (Nomascus hainanus). Primates, 63(3), 237-243.<\/li>\n<li>Nijman, V., Geissmann, T., Traeholt, C., Roos, C. &amp; Nowak, M.G. 2020. <em>Symphalangus syndactylus<\/em>. The IUCN Red List of Threatened Species 2020: e.T39779A17967873.<\/li>\n<li>Petter, J.J., &amp; Desbordes F. (2013). Primates of the World: An Illustrated Guide. Princeton University Press, Princeton, NJ.<\/li>\n<li>Pengfei, F., Nguyen, M.H., Phiaphalath, P., Roos, C., Coudrat, C.N.Z. &amp; Rawson, B.M. 2020. <em>Nomascus concolor<\/em>. The IUCN Red List of Threatened Species 2020: e.T39775A17968556<\/li>\n<li>Rawson, B.M., Hoang, M.D., Roos, C., Van, N.T. &amp; Nguyen, M.H. 2020. <em>Nomascus<\/em> <em>gabriellae<\/em>. The IUCN Red List of Threatened Species 2020: e.T128073282A17968950.<\/li>\n<li>Robovsk\u00fd, J., L. Melichar, and S. Gippoliti. 2020. Zoos and conservation in the Anthropocene: opportunities and problems. In F. M. Angelici and L. Rossi (editori), Problematic Wildlife II \u2013 new conservation and management challenge in the human-wildlife interactions. pp. 451\u2013484. Springer, Berlino.<\/li>\n<li>Reichard, U. (1995). Extra\u2010pair copulations in a monogamous gibbon (<em>Hylobates lar<\/em>). Ethology, 100(2), 99-112.<\/li>\n<\/ul>\n[\/spb_text_block]\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[spb_text_block animation=&#8221;none&#8221; animation_delay=&#8221;0&#8243; simplified_controls=&#8221;yes&#8221; custom_css_percentage=&#8221;no&#8221; padding_vertical=&#8221;0&#8243; padding_horizontal=&#8221;0&#8243; margin_vertical=&#8221;0&#8243; custom_css=&#8221;margin-top: 0px;margin-bottom: 0px;&#8221; border_size=&#8221;0&#8243; border_styling_global=&#8221;default&#8221; width=&#8221;1\/1&#8243; el_position=&#8221;first last&#8221;] COSA SONO I PRIMATI? 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