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La caccia da trofeo: una pratica inaccettabile

LA CACCIA DA TROFEO: una pratica inaccettabile
21 Luglio 2026 jgiitalia

LA CACCIA DA TROFEO: UNA PRATICA INACCETTABILE

Dal 2025 il Jane Goodall Institute (JGI) è impegnato in una campagna internazionale per chiedere la fine della caccia da trofeo, una pratica che ogni anno provoca la morte di decine di migliaia di animali selvatici. La campagna, avviata insieme a importanti leader africani, capi indigeni e rappresentanti religiosi, prosegue nel segno dell’eredità lasciata dalla Dottoressa Jane Goodall.

L’iniziativa è nata nel 2025, nel decimo anniversario dell’uccisione del leone Cecil. In quell’occasione la Dottoressa Goodall dichiarò: «Come abbiamo potuto permettere che questo modo di agire durasse così a lungo? La caccia da trofeo è inaccettabile».

Edoardo Gonçalves, della Wildlife & Conservation Foundation, affermò che, così come la schiavitù e la caccia alle balene sono state abolite, è giunto il momento di porre fine anche alla caccia da trofeo. Zara Bending, coordinatore del programma ForEverWild del Jane Goodall Institute, ha ribadito che il JGI continuerà a portare avanti questa missione per onorare l’eredità della sua fondatrice.

Gli animali oggi più colpiti dai cacciatori sono orsi, scimmie ed elefanti; seguono giraffe, leoni, ippopotami e leopardi. Persino specie gravemente minacciate di estinzione, come il rinoceronte nero, del quale rimangono circa 3.000 esemplari, continuano a essere uccise.

Dal 1970 le popolazioni di fauna selvatica hanno subito una riduzione media del 73% e la caccia rappresenta una delle principali cause del loro declino. Dal 2015, anno in cui fu ucciso Cecil, migliaia di leoni sono stati abbattuti dai cacciatori di trofei. Nel frattempo, molti governi occidentali continuano a rilasciare permessi che consentono ai cacciatori di importare corna, pelli e altri trofei.

Il 90% dei cacciatori proviene da dodici Paesi. In cima alla lista figurano gli Stati Uniti, ma anche diversi Paesi europei continuano a importare trofei di caccia. Le comunità locali denunciano di non trarre benefici significativi dalla presenza dei cacciatori stranieri, mentre spesso a loro stessi è vietato cacciare.

I permessi per la caccia da trofeo vengono concessi dietro il pagamento di somme elevate, ma i benefici economici risultano inferiori rispetto a quelli che possono derivare dall’ecoturismo e dalla tutela degli habitat naturali, che favoriscono la biodiversità e creano opportunità di lavoro per le comunità locali. In Kenya, ad esempio, il turismo fotografico contribuisce con circa un miliardo di dollari all’economia nazionale e rappresenta anche una fonte di orgoglio e di speranza per il futuro.

Il Jane Goodall Institute ritiene che proteggere la fauna selvatica sia una responsabilità etica, una necessità ambientale e un investimento per costruire un mondo più resiliente. Per questo invita tutti a impegnarsi concretamente affinché la caccia da trofeo venga definitivamente abolita.

Istituto Jane Goodall Italia
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